Dopo le avventure narrate nei primi due cofanetti editati da Anime Factory, etichetta di Koch Media dedicata alla migliore produzione di animazione orientale, la serie del sessantaquattresimo successore della Divina Scuola di Hokuto torna con Ken il guerriero – Volume 3, disponibile in formato DVD (cinque dischi) a partire dal 17 gennaio 2019.

Ma quali sono gli elementi più caratterizzanti di questo anime nato nel 1984 prendendo le mosse da un manga realizzato da Tetsuo Hara e Buronson?

In principio fu Mad Max

Le violentissime avventure di Kenshiro si svolgono in uno scenario piuttosto singolare: il pianeta Terra della fine del XX secolo, dove alcune esplosioni nucleari hanno provocato devastazione ambientale e collasso della civiltà, favorendo la diffusione di predoni pronti a saccheggiare e distruggere ciò che incontrano ai danni dei sopravvissuti, costretti a vivere in piccole comunità. Una desertica e desolata ambientazione che non può fare a meno di richiamare alla memoria quella alla base della saga cinematografica Mad Max, firmata da George Miller, fonte d’ispirazione dichiarata dai due citati autori del manga.

Da studente a Bruce Lee

E pare sia stato Buronson a scegliere questo tipo di ambientazione futuristica, in quanto, inizialmente, altro non era che uno studente delle scuole superiori il Kenshiro ideato da Hara, poi divenuto una miscela tra l’indimenticata figura del campione di arti marziali Bruce Lee e quella del personaggio interpretato per tre volte da Mel Gibson. È sufficiente prestare attenzione al look con completo di pelle, maglietta a maniche corte e fasciatura al braccio per notare le similitudini.

L’uomo dalle sette stelle

Ma chi è, precisamente, Kenshiro?
Originario della Terra dei Demoni, deciso, muscoloso e sempre pronto a scontrarsi senza paura con coloro che seminano terrore e morte, altro non è che un maestro di arti marziali dalla tecnica di combattimento eccezionale, in quanto in grado di provocare devastanti effetti nei propri avversari controllandone il corpo tramite la pressione di punti denominati tsubo. Fino ad arrivare ad acquisire anche la tecnica di trasmigrazione di Satori, sulla quale è bene non anticipare nulla per coloro che non hanno ancora avuto modo di conoscere questo mito dell’animazione dagli occhi a mandorla, caratterizzato da sette stelle dell’Orsa Maggiore impresse sul suo torace dal malvagio Shin ,il quale lo ha sconfitto e gli ha rapito l’amata Julia.

Non solo Mel Gibson

Ma, se, come già accennato, lo stile grafico dell’anime manifesta evidenti debiti nei confronti della serie Mad Max e di Bruce Lee, è bene precisare che, con ogni probabilità, non si tratta degli unici due modelli di riferimento.
Essendo un cartoon che miscela chiaramente – sia nella tipologia di disegni che in fatto di argomenti tirati in ballo – elementi tipici della cultura occidentale con gli stilemi di quella orientale, è facile intuire la maniera in cui, in piena epoca di machismo reaganiano sul grande schermo, la fisionomia di Kenshiro cominciò ad avvicinarsi sempre più ai connotati facciali di Sylvester Stallone (ricordiamo che era il decennio del successo di John Rambo).
Come pure, per esempio, i volti di personaggi minori quali il governatore Bask, il suo vice Barona e il generale Falco si rifanno chiaramente a quelli di Hulk Hogan, Mr. T e Dolph Lundgren, non a caso avversari proprio del caro vecchio Sly nel terzo e nel quarto capitolo del franchise Rocky.
E non parliamo di Ronn (conosciuto anche come Han), terzo generale delle tenebre della Terra dei Demoni, che, ispirato a Freddie Mercury, frontman della band britannica dei Queen, rientra tra le imponenti figure mitiche di questo classico dell’animazione che ha spiazzato non poco piccoli e grandi spettatori a causa della sua eccessiva e inusuale violenza (soprattutto se consideriamo il periodo della prima messa in onda).