Presentato in un cofanetto DVD (7 dischi) e, per la prima volta, anche nel formato Blu-Ray (4 dischi), a partire dal 22 novembre 2018 sarà disponibile il primo volume della serie anime Ufo Robot Goldrake, che Koch Media lancerà con la propria etichetta di genere Anime Factory.
Ma quando e dove ha avuto origine questo autentico mito che, appartenente al genere mecha (robot di dimensioni straordinarie), ha fatto divertire e sognare tanti giovani tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 e fu definito dallo scrittore Gianni Rodari “Un Ercole moderno, metà uomo metà macchina, in grado di combattere i cattivi per salvare la Terra”?

Dal genio di Go Nagai

A quanto pare, per apprendere in dettaglio la genesi di questa mitica serie prodotta dalla Toei Animation, bisogna tornare all’Ottobre del 1975, quando un manga concepito dalla inesauribile, geniale mente del giapponese Go Nagai venne pubblicato dalla Kodansha su TV Magazine fino a quasi la metà del 1976, per poi essere raccolto all’interno di due volumi. Il manga fece appunto da modello di partenza per il concepimento della serie, realizzata, però, soltanto dopo l’uscita del mediometraggio di circa trenta minuti Ufo Robot Gattaiger – La grande battaglia dei dischi volanti, che in Giappone venne distribuito nelle sale cinematografiche.

La grande battaglia dei dischi volanti

Diretto da Youichi Kominato e messo in piedi con la collaborazione dello stesso Nagai, Ufo Robot Gattaiger – La grande battaglia dei dischi volanti ha goduto di una distribuzione cinematografica italiana, però, solo nel Dicembre del 2014, quando proprio Koch Media decise di inserirlo tra i titoli proiettati nel corso dell’evento Le notti dei super robot.
Si tratta del film che finì per trasformarsi nell’episodio pilota della serie e dal quale vennero tratti i suoi tre episodi conclusivi.

I grandi Mazinga

Nel nostro paese, infatti, Ufo Robot Goldrake venne trasmessa a partire dall’Aprile del 1978, anticipando la messa in onda di Mazinga Z e Il Grande Mazinga, sempre ricavate da manga
di Go Nagai.
Mazinga Z, trasmesso in Giappone dalla Fuji Television, in novantadue episodi, tra il 1972 e il 1974, approdò nelle tv italiane soltanto nel Gennaio del 1980, addirittura successivamente rispetto a Il Grande Mazinga, che ne fu, invece, la continuazione. Quest’ultima, datata 1974 e costituita da cinquantasei episodi, fu trasmessa in Italia nel 1979, a seguito del notevole ed inaspettato successo di pubblico riscosso da Ufo Robot Goldrake, che fu paradossalmente l’ideale conclusione della trilogia robotica.

Chi è Koji Kabuto?

A legare le tre serie è il personaggio di Koji Kabuto, il cui cognome stava anticamente ad indicare l’elmetto dei samurai e che in Italia è stato ribattezzato con i nomi Alcor e Ryo.
Fratello maggiore dello studente appassionato di motociclette Shiro e figlio del professor Kenzo Kabuto, altri non è che colui che, a soli sedici anni, si trova a pilotare il super robot Mazinga Z (creato dal nonno) con uno scopo preciso: salvare il mondo dalla minaccia del malvagio scienziato tedesco Dottor Inferno, intenzionato a conquistarlo tramite giganteschi automi meccanici scovati nell’isola di Bardos, in Grecia.
Un personaggio che, trascorso un anno negli Stati Uniti presso la NASA, torna poi in Giappone per affiancare con un ricostruito Mazinga Z il pilota Tetsuya Tsurugi, alla guida del Grande Mazinga; prima ancora di fronteggiare, appunto, le forze di invasione di Vega a supporto di Goldrake, al cui interno si trova il principe Duke Fleed, fuggito dal proprio pianeta Fleed a seguito di una disperata resistenza e che si fa ora chiamare Actarus.

Lo chiamavano Atlas Ufo Robot

Chi, all’epoca, ebbe modo di assistere alla prima messa in onda italiana dell’anime, ricorderà benissimo che il suo titolo fu Atlas Ufo Robot, a causa, in realtà, di un curioso, in un certo senso divertente, equivoco.
La serie, infatti, venne prima acquistata dalle emittenti francesi, che, a loro volta, fecero in modo di farne recapitare il relativo materiale ai funzionari della televisione di Stato italiana; i quali, leggendo sul plico, accanto a Ufo Robot, la dicitura “atlas”, termine utilizzato per indicare una guida o una brochure, pensarono si trattasse dell’intero titolo!
Per quanto riguarda Goldrake (in patria, Grendizer), invece, sono tante le leggende legate alla nascita del suo nome, da quella che lo vuole ripreso dal fumetto per adulti degli anni Sessanta Goldrake, l’agente playboy a chi sostiene si tratti di una fusione del villain bondiano Goldfinger e del mago Mandrake.